• Caos segnaletica nel sottopasso di via Perilli. Cosa intende fare il comune?


    Allegato 1  -  fotografiaLa lista civica che rappresento ritiene che una corretta amministrazione della cosa pubblica debba basarsi sul rispetto delle regole, qualunque esse siano.

    Nel caso oggetto dell’interrogazione depositata in Comune ed inviata – visto e considerato che la questione riguarda l’incolumità pubblica – anche all’attenzione del Prefetto, Questore e Comandante del distaccamento della Polizia Stradale di Senigallia, ho evidenziato la situazione di evidente contraddittorietà e pericolo rappresentata dalla segnaletica orizzontale e verticale del sottopasso di via Perilli.

    La questione è stata trattata anche dalla stampa locale dell’08/02/2016, ma da allora ad oggi nulla è cambiato. Non mi risulta neanche una smentita in merito al “parere” espresso dai Vigili Urbani di Senigallia sulla irregolarità della situazione, parere citato nell’articolo.

    Mi sarei aspettato che dopo tale articolo, il Comune ponesse rimedio a tale situazione ma ciò non è avvenuto. Da qui, l’interrogazione depositata.

    L’ultima cosa che vogliamo è che il Comune intervenga solo dopo un incidente, causato anche dalla segnaletica caos. E non sarebbe, purtroppo, la prima volta.

    In allegato l’interrogazione depositata.

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  • Caos pagamento TARI

    tari-sitoTrasparenza. Snellimento nelle procedure. Gestione efficiente della macchina amministrativa. Queste sono le parole chiave dell’amministrazione Mangialardi, almeno sulla carta perché poi la realtà è completamente diversa.

    L’amministrazione infatti ha fatto stampare mediante ditta esterna le lettere di avviso di pagamento TARI 2016 il 15 maggio, sono state poi recapitate a molti cittadini (ma non a tutti) il 14 giugno, indicando come scadenza di pagamento il 16 giugno, per poi ravvedersi e prorogare al 30 giugno ‘senza incorrere nell’applicazione di alcuna sanzione’. Così l’amministrazione di Senigallia, attraverso uno scarno comunicato poco visibile ai meno avvezzi del web, rettifica a quanto già dichiarato ed ammette che a seguito di verifica sui tempi di recapito degli avvisiil termine di pagamento è prorogato al 30 giugno 2016. Poca cosa?

    Per alcuni forse sì. Peccato però che il Comune ha appaltato ad una società esterna questo servizio (pagato dai cittadini), svolto non certo in termini di efficacia ed efficienza, generando molta confusione. Sarebbe interessante sapere a quanto ammonta il costo di questo servizio esternalizzato, e come gruppo consiliare Senigallia Bene Comune chiede di conoscere se le responsabilità di certi errori possano essere note e rendicontate alla Città.

    Il Comune già nel 2014 aveva per così dire messo le mani avanti in riferimento ad errori materiali sulla Tari dichiarando nel sito istituzionale che la responsabilità dell’errore e del relativo disservizio è della ditta alla quale il Comune ha affidato il servizio di stampa, e spedizione. La società resasi responsabile oggi del ritardo, è la stessa del 2014? Se sì, perché gli è stato rinnovato l’incarico viste le problematiche già create negli anni passati?

    Ma non basta. Il comune paga annualmente gli interessi per le anticipazioni di cassa a Banca Marche. In questa specifica situazione le migliaia di euro d’interessi per i 15 giorni di ritardo nelle entrate comunali dell’imposta TARI chi li paga, i cittadini, i dirigenti o la ditta appaltatrice dell’invio? L’ennesimo disservizio non può e non deve passare in sordina, con un atteggiamento da scaricabarile e con sterili comunicati. I servizi comunali sono pagati dai cittadini che meritano rispetto soprattutto su una tematica così calda come le tassazioni che sappiamo essere tra le più salate e ovviamente sempre in aumento. Un Comune veramente trasparente, efficiente e che vuol snellire le procedure amministrative, deve evitare disservizi.

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  • Questa sarebbe la trasparenza?

    Trasparenza-amministrativaE’ stata una sorpresa negativa leggere il giudizio della Sezione Regionale di controllo per le Marche della Corte dei Conti la quale, con la propria deliberazione n. 97/2016/VSG, ha analizzato il piano operativo di razionalizzazione delle società partecipate ex articolo 1 commi 611 e seguenti della Legge 190/2014 del Comune di Senigallia.

    Il Piano, approvato con la deliberazione del Consiglio comunale n. 197 del 31/03/2015 e trasmesso alla Sezione della Corte dei Conti il 19/06/2015, contiene lacune ed irregolarità accertate dall’organo di controllo.

    Ed il giudizio della Corte dei Conti è impietoso anche e soprattutto in nome di quella trasparenza tanto evocata dal Sindaco ma in questo non applicata fino in fondo.

    In quattordici pagine, l’organo di controllo passa al setaccio il Piano comunale ed accerta che lo stesso:

    • non prevede alcune partecipazioni indirette (pagina 7 deliberazione);
    • non specifica le modalità, i tempi di attuazione e l’esposizione in dettaglio dei risparmi da conseguire dal processo di razionalizzazione (pagina 8 deliberazione);
    • per ogni società partecipata dal Comune di Senigallia inoltre la Corte dei Conti accerta che:
      • non è stata effettuata una specifica valutazione circa l’indispensabilità delle partecipazioni societarie rispetto alle finalità istituzionali (pagina 8 deliberazione);
      • il Comune di Senigallia non ha dato atto dell’eventuale presenza di società composte da soli amministratori o da un numero di amministratori superiore a quello dei dipendenti (pagina 9 deliberazione);
      • non è stata espressamente valutata l’esistenza di società che svolgano attività analoghe (pagina 11 deliberazione);
      • nel piano non è stata valutata la possibilità di aggregazione di società di servizi pubblici locali di rilevanza economica (pagina 11 deliberazione);

    In un periodo in cui le tasse comunali sono state innalzate al massimo consentito per legge, ad eccezione stranamente delle aliquote T.A.S.I. per gli immobili di pregio (ville, edifici signorili, castelli), la cosa che più mi ha colpito è stato questo rilievo:

    il piano, non offrendo un’analisi dei costi e delle possibili azioni di contenimento, per tutte le società partecipate, non adempie al previsto e auspicabile obiettivo di riduzione dei costi di funzionamento” (pagina 11 deliberazione)

    Come dire, oltre a non rispettare la trasparenza imposta per legge, il Comune chiede ai cittadini sacrifici facendo pagare le aliquote più alte previste ma allo stesso tempo non attua una politica virtuosa volta al risparmio ed alla gestione oculata dei soldi pubblici.

    Visti i rilievi mossi dall’organo di controllo, ho depositato l’interpellanza allegata, rivolgendo al Sindaco una serie di domande.

    In particolare, visto e considerato che il piano criticato dalla Corte dei Conti è metro di valutazione del dirigente al fine della quantificazione della retribuzione di risultato, attendo di sapere chi sia il dirigente responsabile e se sia intenzione dell’Amministrazione tener conto dei gravi rilievi per non assegnare – come sembrerebbe esser avvenuto in passato – il massimo della retribuzione di risultato.

    Visto che si tratta di soldi pubblici, la Città attende risposte precise e puntuali.

    Senigallia Bene Comune
    Giorgio Sartini
    Consigliere comunale

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  • Classe dirigente inadeguata ad una economia del bene comune

    IMG-20160521-WA0017Tante persone hanno partecipato sabato 21 maggio all’incontro organizzato dalla lista Civica Senigallia Bene Comune con l’economista Antonino Galloni tenutosi nella sala consiliare del comune di Senigallia.
    Chi è Antonino Galloni? Personaggio molto importante (e scomodo) nello scenario economico a livello nazionale e internazionale. Basti pensare che è stato direttore generale del Ministero del Lavoro, funzionario in diversi ministeri finanziari ed è attualmente membro effettivo del Collegio dei sindaci dell’Inps. È stato ricercatore all’università di Berkeley in California, stretto collaboratore di Federico Caffè e ha insegnato nelle università di Roma, Milano, Napoli, Modena e Cassino.

    L’incontro si è aperto con un excursus storico delle cause che hanno portato al crollo dei vari modelli economici adottati dal dopoguerra ad oggi ed ha evidenziato il passaggio fondamentale del “divorzio” tra Ministero del Bilancio e Banca d’Italia. Tale “divorzio”, ricorda Galloni, ha comportato un eccessivo aumento dei tassi di interesse, dovuto alla perdita dell’obbligatorietà, da parte della Banca d’Italia, di comprare le emissioni di titoli di stato rimaste invendute sull’asta di mercato. Ciò di conseguenza ha accorciato l’orizzonte temporale delle imprese e aumentato la disoccupazione giovanile e infine ha ridotto gli investimenti in innovazione e tecnologia.

    Per togliere ad una classe politica corrotta e clientelare, quella della prima repubblica, lo strumento degli investimenti pubblici, si decise di togliere la sovranità monetaria; il problema qual è? È vero che rubavano, ma oltre a rubare consentivano la creazione di posti di lavoro su cui lucravano; creavano grandi imprese su cui rubavano, ma rubavano sui profitti!

    Lo scenario secondo Galloni è articolato.
    Politica e poltrone. Nell’attuale situazione si ruba sulle perdite: si licenzia e si ruba; non si fanno investimenti e si ruba; non si è competitivi e si ruba … ciò ha “svuotato di qualità la classe politica”, che essendo chiamata a non gestire niente, non le vengono richieste competenze. L’unica cosa rimasta da gestire sono le poltrone, perché non possono più gestire il futuro del Paese come hanno voluto e deciso con l’euroburocrazia europea per non avere più responsabilità sulle loro azioni.
    Tassi di interesse. Fino a quel momento, in Europa c’era in vigore un principio di solidarietà tra i Paesi; tale principio venne meno con la decisione di essere ognuno responsabile della propria economia. Questo ha influito sulla bilancia commerciale peggiorandola per cui, per attirare capitali esteri, fu necessario aumentare i tassi di interesse. L’aumento dei tassi ha comportato, come già descritto sopra, che il debole (classe media, medio bassa e bassa) è divenuto sempre più debole ed il forte (classe ricca) ha aumentato la sua ricchezza.
    Arriviamo al 1992 anno in cui l’Italia si impegnò a non cambiare il proprio tasso di cambio e di conseguenza non potendo più lavorare sui tassi di interesse, non restava che ridurre i salari e aumentare la flessibilizzazione del lavoro, per poter equilibrare la bilancia dei pagamenti.
    Processo di precarizzazione. Nel momento in cui la flessibilizzazione diventò un obiettivo, invece che un vincolo, fu massimizzata portando alla precarizzazione, causando un grave danno alle imprese stesse, perché se da un lato la diminuzione dei salari riduce i costi dell’impresa, dall’altro diminuisce la domanda da parte dei consumatori che si trovano con meno liquidità: tutto il sistema attuato diminuisce la prospettiva di ripresa dell’impresa e con essa la sua valorizzazione.
    In questo scenario, gli investitori istituzionali non comprano più obbligazioni, perchè ricevono un basso rendimento. Per rimediare iniziano a fare operazioni di derivazione, ovvero vendono qualunque cosa e con questa liquidità pagano gli interessi promessi ai sottoscrittori, aspettando la ripresa per uscire da questa situazione iperspeculativa.

    Sistema bancario in crisi. La ripresa non c’è stata, e con tali finalità non potrà mai arrivare, ed ecco che nel 2008 le imprese  e le famiglie investono meno di quanto le banche devono pagare di interessi sui derivati. Con questa situazione ecco che il sistema bancario salta, dapprima quello Americano e poi quello locale (vedi Banca Marche).
    Per salvare il sistema bancario, le banche centrali degli stati (in Europa l’anomalia chiamata BCE) dispongono autorizzazioni monetarie illimitate verso le banche, quando si poteva spendere molto meno autorizzando gli stati a fare spesa in disavanzo, ma questo non è stato deciso, non hanno voluto cambiare gli accordi costituiti.
    Ne ricaviamo che le grandi banche stanno controllando gli stati e le banche centrali.
    Ma nel 2013 scopriamo che la situazione non è così quando Mario Draghi, ed altri soggetti istituzionali, avvertono le banche che i loro crediti sono per metà inesigibili ed i loro bilanci non sono più sostenibili.
    Di fronte a queste affermazioni gli stati non devono più impegnarsi e la BCE i soldi non li fornisce più e quindi per sopravvivere  vengono messe le mani nelle tasche dei risparmiatori delle banche: prospettando loro il fallimento bancario. Le banche centrali erano e sono tuttora controllate dalla grande finanza, la quale trae guadagno non dal rendimento delle singole operazioni ma dal numero delle singole operazioni.  La grande finanza porta i suoi guadagni nei paradisi fiscali e lascia nel disastro i risparmiatori e le banche. In conclusione o si spezza questa catena, o non c’è scampo perché manca liquidità.
    Ciò porta gli stati ad indebitarsi sempre di più, emettendo titoli in cambio di moneta. Stessa cosa per le banche. Tutto l’utile  va ad unico beneficio della finanza.

    Come se ne esce?

    1. Ripristinando la differenza tra i soggetti che erogano il credito e le banche che lavorano con la finanza, lasciando così liquidità all’economia reale.
    2. Revisionando delle regole che tengono insieme l’Euro, nella direzione che sia previsto per gli stati con più disoccupazione di agire in disavanzo. Se non si fa questo, bisogna uscire dall’euro (il che NON equivale obbligatoriamente ad uscire dall’Unione Europea come lo è per la Gran Bretagna e tutti i paesi dell’est Europa che fanno parte dell’UE)
    3. Occorre rapportarsi, tra stati all’interno della Comunità Europea, creando un nuovo modello di profitto.

    Dopo un’attenta dissertazione dell’economista il pubblico ha dato vita ad un ampio dibattito al quale Galloni ha risposto punto per punto soffermandosi in particolar modo sulla situazione italiana e locale.
    In Italia, afferma Galloni, abbiamo tante piccole imprese altamente efficienti che non fanno profitto, non nei termini convenzionali; sono imprese in cui il titolare guadagna, molte volte,  meno del suo dipendente, ma in cui il profitto è dato nell’affidare a ciascuno un ruolo produttivo nella società, un ruolo in cui si realizza. Questo dà fastidio alle grandi economie, che vorrebbero vedere queste imprese chiuse.
    Questo modello di economia reale è completamente alternativo alla economia finanziaria.
    Un valido aiuto a questo sistema può essere dato dalle monete complementari, oramai realtà in molte parti d’Italia, d’Europa e del mondo; un sistema che favorisce lo sviluppo dell’economia locale e l’occupazione, perché quella moneta può essere spesa solo sul territorio, arricchendolo e sviluppandolo.
    Il surplus prodotto, potrà essere venduto all’estero in euro, ma intanto avremo ottenuto la piena occupazione e lo sviluppo economico del territorio. Ciò che ci perde è ovviamente il risparmio, perché non si potrà accumulare moneta locale, non avendo valore intrinseco. Potrebbe essere addirittura lo stato ad erogare la moneta locale, che potrà avere un valore parallelo all’euro, per poi riassorbirla quando le condizioni lo consentiranno. Se lo stato non lo fa, i cittadini si devono organizzare localmente.

    Occorre quindi organizzarsi ed iniziare a lavorare in questa direzione per uscire da una crisi che altrimenti distruggerà le aziende ed ogni nostro risparmio. Se il sistema crolla i nostri risparmi si volatilizzano nel nulla.

     Senigallia Bene Comune

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  • C.O.C.: A quale Mangialardi dobbiamo credere?

    coc99Con due diverse interpellanze, a risposta orale (allegati 1-2), ho rivolto al sindaco tre domande relative al Centro Operativo Comunale ed al piano di emergenza comunale; né al Consiglio comunale del 6 aprile né a quello del 28 aprile sono state date risposte dettagliate, e non sono pervenute neanche con la nota scritta del 09/05/2016 (prot.n. 33941, allegato 3).

    In questo articolo mi soffermerò sulla vicenda del C.O.C., nei prossimi giorni ne uscirà un secondo relativo al piano di emergenza comunale, il tutto con una premessa doverosa. Ritengo fondamentale per una corretta gestione della pubblica amministrazione porre particolare attenzione su errori del passato, il tutto per trovare idonee soluzioni e per evitare che lo stesso errore possa ripetersi in futuro.

    Nel caso di specie è presupposto fondamentale, per una corretta risposta in caso di emergenza, che le funzioni del C.O.C. siano assegnate a personale comunale attivo e che lo stesso pianifichi, in tempo ordinario, cosa e come fare in presenza dell’emergenza.

    E’ emblematico, ad esempio, che le riunioni del C.O.C. del 3 e 4 maggio 2014 si siano svolte senza alcun tipo di verbale e che la verbalizzazione delle sedute è iniziata solo dal 05/05/2014. E’ importante, infatti, che al verificarsi di un’emergenza ci sia una figura deputata a verbalizzare le riunioni del C.O.C. e le relative decisione affinché ne rimanga traccia scritta.

    Quindi la mia attività di consigliere è mossa unicamente dal volere contribuire nella corretta gestione della cosa pubblica, senza alcun tipo di polemica. Come ogni cittadino potrà leggere, nelle mie interrogazioni mi sono attenuto rigorosamente ai fatti, senza alcun tipo di attacco alla figura istituzionale del Sindaco; mi rammarica che non si possa dire altrettanto del primo cittadino.
    Nella nota del 09/05/2016, il sindaco, dopo il solito attacco alla mia attività di Consigliere comunale, arriva a scrivere che “nel corso degli anni … si è ritenuto più opportuno, anche per una più efficace attività di coordinamento di tutto il personale comunale in emergenza, impiegare per tali funzioni le figure dirigenziali responsabili o comunque appartenenti alla struttura comunale.“; il sindaco poi continua scrivendo (anche con un errore perché quel “per se” dovrebbe essere “pur se”) che “Per tale motivo, per se non formalmente aggiornata la struttura operativa del COC che svolge le funzioni è la seguente: … …“.
    Dunque stando a quanto riferito dal sindaco Mangialardi dal 18/12/2002, data del decreto del sindaco Angeloni istitutivo del C.O.C., ad oggi i nominativi dei responsabili delle funzioni non sono stati formalmente aggiornati; ma nel corso degli anni sono subentrati i dirigenti.
    Bene, anzi male, malissimo, perché leggendo le relazioni (sia della minoranza che della maggioranza) della Commissione Speciale di Indagine sul punto, nulla di quanto oggi scritto dal sindaco si evince, anzi.
    Con tutto il rispetto per l’attività del presidente Mancini e per la relazione dal medesimo scritta, riprendiamo quanto scritto – volendo dar maggior risalto alla gravissima discrepanza che oggi emerge – nella relazione della maggioranza ove si legge, a pag. 25: “Alla data del 03/05/2014 il COC risultava carente di cinque componenti rispetto a quello nominato dal sindaco Angeloni il 20/12/2002. Infatti, nel corso degli anni, alcuni componenti erano andati in pensione senza che fossero numericamente sostituiti … … Il sindaco per la giornata del 03/05, ha affermato che il “COC è stato riunito in maniera continuativa” e che “il protocollo di emergenza è stato applicato alla lettera, non c’erano i nomi ma c’erano le funzioni (audizioni del 25.11.2014)“.

    Appurato dalla commissione che il C.O.C. al 03/05/2014 fosse carente di componenti, come si concilia con quanto scritto oggi dal sindaco? Che senso ha dire “non c’erano i nomi ma c’erano le funzioni”? Chi, se non le persone, svolgono le funzioni (ammesso, ovvio, che le stesse persone vengano avvisate di avere quella determinata funzione da svolgere)? Avendo partecipato a convegni sul sistema di Protezione Civile, sa bene il sig. sindaco che un’adeguata risposta da parte del C.O.C., nel corso di una emergenza, dipende dalla pianificazione svolta nel tempo ordinario; ma se mancavano i responsabili di alcune funzioni sino al 04/05/2014,cosa ha fatto il C.O.C. durante il tempo di non emergenza?

    Ma la cosa più grave, rispetto a quello che oggi il sindaco dice, è che dalla relazione della maggioranza risulta chiaramente che “Il 05/05/2014 il COC è stato rinnovato, rimpiazzando, anche formalmente, i vuoti di cui si è detto“. E’ chiaro quindi che il C.O.C. aveva dei vuoti relativi ai responsabili delle funzioni che, dopo il loro pensionamento, non erano stati sostituiti. E’ altrettanto chiaro, a differenza di quello che scrive oggi il sindaco, che il 05/05/2014 questi vuoti sono stati rimpiazzati, anche sotto il profilo formale. Ma allora perché oggi il sindaco dice che non c’è stata formalmente alcuna sostituzione? Ignora quanto avvenuto il 05/05/2014 sotto questo aspetto? Chi ha firmato l’atto con cui sono stati rimpiazzati le figure mancanti? Il dott. Fabrizio Volpini, che non risulta esser mai stato “figura dirigenziale” è ancora responsabile della funzione “sanità, assistenza sociale e veterinaria”? Oppure è stato sostituito (da chi, quando, con quale atto)?
    Il sindaco Mangialardi dovrebbe infine sapere che un Comune si amministra con atti ufficiali e quindi per modificare il decreto del sindaco Angeloni del 2002 è necessario quantomeno un atto similare firmato dal nuovo sindaco. Esiste questo decreto sindacale?
    Se vorrà rispondere, sig. sindaco, sappia che lo farà alla città e non tanto a me.
    Un’ultima cortesia. Nel rispondere lo faccia nel merito, citando i documenti con date e protocolli ed abbandoni il suo solito attacco al sottoscritto, grazie.

     Giorgio Sartini, 

    consigliere comunale per Senigallia Bene Comune

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